Perché una fondazione per la rigenerazione urbana?

 “La città non è solo abitazioni e negozi. Non è solo istruzione e occupazione, parchi e teatri, banche e negozi. E’ un luogo dove gli uomini dovrebbero essere in grado di vivere con dignità e sicurezza e armonia. Avremo bisogno di un’ondata di fantasia, di ingegno, di disciplina e di duro lavoro.”

Robert Kennedy 1966

 

La rigenerazione urbana e la riqualificazione del patrimonio edilizio sono la più grande sfida che il nostro Paese ha davanti per guardare al futuro. E’ del resto condivisa l’idea che pochi Paesi al mondo hanno la possibilità di creare lavoro e di attrarre talenti, di migliorare la vita quotidiana delle persone e di valorizzare spazi dentro un patrimonio diffuso e articolato di centri urbani.

Eppure, ancora oggi, rimane una grande occasione non sfruttata. E’ vero, in alcune città sono state recuperate aree dismesse e messi in moto processi virtuosi, in altre si sono realizzati interventi di recupero con ottimi risultati, la manutenzione del patrimonio edilizio cresce per quantità: ma siamo ben lontani dalla dimensione di cui avremmo bisogno non solo rispetto alle opportunità, ma soprattutto ai problemi.

Milioni di persone vivono in edifici brutti, in molti casi pericolosi e con pessime condizioni di comfort (caldi d’estate e freddi d’inverno), in periferie senza qualità o spazi pubblici degni di questo nome, in attesa di bonifica o di un nuovo destino da decenni.

La Fondazione Riuso nasce con l’obiettivo di contribuire a rompere le barriere che oggi impediscono il salto di scala nei processi di cui avremmo bisogno.

Non vogliamo elaborare ricerche o scenari, perché’ in questo campo davvero abbiamo tutte le informazioni a disposizione utili a confermare che la direzione è quella giusta.

Vogliamo invece individuare i problemi che impediscono a un Sindaco di riqualificare un area urbana o un imprenditore di candidarsi a riqualificare un edificio degradato, a progettisti di mettere in campo idee e soluzioni per ripensare le nostre periferie.

I problemi sul tappeto sono diversi: giuridici e di procedure, finanziari e fiscali.

Derivano da un approccio alle scelte figlio della città dell’espansione: per questo non funzionano, anzi impediscono soluzioni innovative e praticabili ai problemi di una città che ha bisogno di ripensare completamente i propri spazi.

Occorre anche considerare la particolare fase che vive il settore delle costruzioni – in difficoltà da tempo – e al contempo i limiti che ha la spesa pubblica. Per cui occorre individuare modelli di intervento in cui siano chiari gli obiettivi pubblici e le condizioni di intervento privati, nella indispensabile distinzione dei ruoli.

Inoltre, occorre individuare con chiarezza gli obiettivi che si vogliono perseguire attraverso le politiche di intervento nelle città, e che motivano una revisione delle regole che porta vantaggi. Obiettivi che devono riguardare sempre e in ogni intervento il miglioramento delle prestazioni di sicurezza statica e energetica delle abitazioni, e la riqualificazione degli spazi pubblici per incrociare e dare risposta ai problemi di degrado ambientale, sociale, economico delle città e di accesso alla casa delle famiglie.

Infine non vogliamo eludere una questione delicata che riguarda le forme di intervento nelle città italiane che questo scenario aprirebbe. Noi pensiamo che sia imprescindibile che nei progetti urbani si passi sempre per concorsi di progettazione (per garantire la qualità degli interventi e la trasparenza delle procedure), per momenti di partecipazione e informazione dei cittadini (proprio perché si interviene nella città esistente, e possono arrivare stimoli e idee per migliorare i progetti), per una selezione attraverso gare degli operatori privati (proprio perché non è la rendita a guidare i processi come per la città dell’espansione).

La Fondazione Riuso proporrà analisi e soluzioni per superare i problemi che la riqualificazione urbana incontra nelle città italiane, e su queste aprire un confronto con attori, pubblici e privati, sociali e imprenditoriali.

La sfida è prima di tutto culturale, perché la città della riqualificazione ha bisogno di approcci, idee e

regole diverse da quella dell’espansione che abbiamo conosciuto fino ad oggi.  Passa dunque per politiche e soluzioni, modelli organizzativi nei Comuni diversi dal passato, per trovare soluzioni per riqualificare le aree già urbanizzate, dove il suolo è impermeabilizzato da edifici, strade e pavimentazioni e sono già presenti infrastrutture e servizi.

Dove non si deve avere paura di densificare nei luoghi opportuni, nei nodi del trasporto pubblico, o di demolire e ricostruire gli edifici costruiti dopo il secondo dopoguerra quando in stato di degrado, o di realizzare incisivi interventi di retrofit energetico che ridefiniscano i prospetti e le disposizioni interne di edifici oggi brutti e invivibili, ma anche di creare spazi per attività, servizi come per appuntamenti culturali e sociali.

E’ una sfida affascinante, perché riguarda il futuro del nostro Paese e che va intrapresa quanto prima per creare opportunità nelle città italiane e lanciare un progetto di rigenerazione diffusa del territorio italiano.

 

 

Per tutte queste ragioni la Fondazione Riuso ha la missione di:

Promuovere la cultura del riuso urbano,

con nuove tecniche e modelli economici utili a rigenerare il patrimonio edilizio e gli spazi pubblici concepiti e costruiti dal secondo dopoguerra in poi, che sono causa di consumi inquinanti, insicurezza ai sismi e al rischio idrogeologico, qualità dell’abitare scarsa o pessima. In questa direzione facilitando le sinergie tra il pubblico, il privato e la comunità dei cittadini: per una comune consapevolezza dei problemi e delle possibili soluzioni; per promuovere la conoscenza delle migliori esperienze di riuso, anche all’estero; per mettere a sistema le iniziative e le risorse.

 

Proporre soluzioni e modelli innovativi progettuali, economici e finanziari, adatti alle diverse declinazioni del riuso:

dagli interventi leggeri alla sostituzione edilizia, dal riuso temporaneo alla rigenerazione delle grandi aree industriali dismesse, dall’attivazione dei grandi investimenti dei fondi internazionali ed europei al baratto amministrativo con piccole comunità di quartiere.

 

Stimolare la revisione delle norme edilizie, urbanistiche e fiscali

per promuovere una riqualificazione sostenibile e innovativa. Una nuova cultura del progetto urbano deve rispondere alla necessità di: mettere in sicurezza il patrimonio edilizio e adeguarlo alle esigenze nuove delle famiglie; di poter usare e ripensare il patrimonio costruito nel dopoguerra in tutta la sua potenzialità; rendere realizzabili nuove funzioni derivanti da modi di vita e di lavoro differenti, flessibili e liquidi; spingere una progettazione capace di innovare profondamente l’approccio alle risorse energetiche e idriche nelle aree urbane, per chiudere i cicli; riqualificare gli spazi pubblici, perché siano parte integrante dell’habitat dei cittadini e luogo positivo di socialità e integrazione; avvantaggiare fiscalmente il riuso dell’edificato a scapito dell’espansione urbana; confrontarsi sui modelli organizzativi degli uffici pubblici sulla base delle esperienze delle città europee nel campo del riuso.

 

Aprire una discussione non ideologica sui centri storici e il meraviglioso patrimonio storico italiano.

Perché’ nel nostro Paese sono tanti i centri in abbandono e gli edifici storici da recuperare, e occorre definire un nuovo approccio al recupero e valorizzazione del patrimonio. Obiettivo e’ di superare la discrezionalità oggi in capo alla Soprintendenza nella gestione dei vincoli per passare a un confronto su obiettivi e progetti, in modo da riqualificare gli spazi della città e recuperare edifici e spazi in abbandono, come è sempre stato nella storia, perché rimangano vivi, abitati e belli.

 

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